
1986 "TORCHON" (meta-progetto "Abiti da viaggio")
"Controcorrente da sempre - e molto più designer in senso classico che stilista di moda - Nanni Strada risponde con questi suoi praticissimi 'abiti da jet' alle tendenze di una moda decisamente anacronistica."
"Abiti da viaggio da portare in borsetta" di Ada Masoero
IL SOLE 24 ORE, 13 marzo 1988
"E' in viaggio che sono nate, brevi schizzi su di un taccuino, molte delle sue stranianti idee di dressing design… Da un viaggio in cui creare abiti, a degli abiti con cui creare un viaggio. Questa felice definizione linguistica: "abiti per viaggiare" è una delle più interessanti chiavi di lettura del progetto."
"Abiti per viaggiare: i Torchon di Nanni Strada" di Marco Romanelli
DOMUS, aprile 1986, N.671
In occasione dell'apertura del "Nanni Strada Design Studio" vengono presentati per la prima volta i "Torchon", abiti da viaggio stropicciati in lino che resteranno nelle collezioni di Nanni Strada e sulla scena della moda come una presenza costante fino agli anni '90 (e oltre). E' l'inizio del meta-progetto sull'"Abito da viaggio", caratterizzato dalla comprimibilità, della vivibilità e della facilità d'uso e di manutenzione.
Il viaggio è usato come metafora di una condizione di vita in movimento costante. L'abito da viaggio è la risposta a questo modo di vivere sempre più transitorio e accelerato. La grande innovazione sta soprattutto nel trattare il capo in fase finale, quando è già stato confezionato, conferendo al tessuto quell'aspetto stropicciato che diventerà, diversi anni dopo, tendenza di moda imitata da molti stilisti e trasversale a tutte le fasce di mercato.
Ignorando le tendenze che vogliono l'abito come una sovrastruttura del corpo, Nanni Strada sposta ancora una volta l'attenzione sulla materia e sul colore, contrapponendo alle spalle esagerate degli anni '80 l'abito stropicciato, in tutta la sua vivibilità, libertà e naturalezza. Trasformerà così un difetto del lino, la stropicciabilità, in pregio e in qualità espressiva.
IL CONTESTO
"Il 1980 spazza via, come il braccio di una gru, tutto lo stile di un decennio. Non a caso, a metà di quegli anni, Carol Troy e Caterine Milinaire avevano intitolato 'Chip-chic' il loro brillantissimo vademecum modaiolo, nella constatazione che l'eleganza non era più un valore, lo era solo la moda 'che si proponeva di sottrarre peso al potere del denaro per introdurre quello della conoscenza, della fratellanza e della libertà'. Da adesso non è più così, si volta pagina, lo chic si prende la sua rivincita. Si è sempre liberi di vestirsi come si vuole, ma all'interno di un sistema di valori radicalmente cambiato, dove cioè la moda torna ad avere il ruolo che le compete, e stabilisce delle regole, degli ordini, delle precedenze. Delle scelte, soprattutto."
"10 anni di moda" di Gisella Borioli
Supplemento al N. 3 di "Donna", aprile 1990
MOSTRE e MUSEI
1996: "Design italiano 1964/1990", Triennale di Milano, Milano
2001: "La città e il design. La memoria e il futuro", Triennale di Milano, Milano
2002: "Dal merletto alla motocicletta. Artigiane / artiste e designer nell'Italia del Novecento", Biennale Donna, Padiglione d'Arte Contemporanea di Ferrara, Ferrara
2002: "1945/2002. Progettare al femminile: dalle pioniere alle car designer", Le Ciminiere, Catania
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