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"L'abito giù dal corpo" è il concetto su cui si fonda l'intero percorso professionale di Nanni Strada. Un lavoro trentennale svolto nel campo della moda, ma strettamente correlato al mondo del progetto, del design e dell'architettura. Un'esperienza esemplare per i concetti che sottendono ogni momento di questa originale ricerca, condotta partendo da ragionamenti lontani dalle "mode" e dalle regole della sartoria e vicina, per approccio, al design e all'architettura.

Nanni Strada opera nel settore della moda ma si dedica all'abito come progetto puro. "Non ho fatto altro che disegnare vestiti. Ho dedicato tutto il mio percorso professionale alla moda, ma con un approccio progettuale tipico del design". Un atteggiamento paradigmatico che ha saputo fondere, come mai era successo prima, il mondo del design e il mondo della moda.

Nanni Strada inizia la sua carriera di fashion designer negli anni Sessanta collaborando con le più importanti aziende di moda, abbigliamento e maglieria come Avon-Celli (produttore delle collezioni Dior, Saint Laurent e Ungaro), Missoni e Cadette, oltre a disegnare nel 1967 per Fiorucci i primi sandali in plastica e calzature ad iniezione.

Nel 1970, in seguito a ricerche sull'abbigliamento orientale e allo studio dei testi dell'etnografo tedesco Max Tilke, elabora una teoria di progettazione dell'abito che sfugge alle regole sartoriali tipiche dello stilismo. Applica questa teoria alla collezione "Sportmax", disegnata per Max Mara e prodotta nel 1970: capi spalla completamente sfoderati e geometrici, con cuciture a saldatura, in taglia unica.

Consolida questa ricerca con la creazione degli abiti bidimensionali disegnati per il negozio milanese "Oriente e Cina" con cui collabora dal 1975 al 1979. I capi delle collezioni, venduti in confezioni geometriche, si caratterizzano anche per un nuovo uso del colore, una sensibilità cromatica più orientale che europea che supera lo schema tradizionale legato alla stagionalità.

Nello stesso periodo progetta un sistema di indumenti "a pelle" realizzati con macchine circolari per calzetteria, riuscendo ad ottenere con la tessitura il primo abito al mondo senza cuciture. La ricerca sarà alla base di tutto il suo lavoro futuro e verrà visualizzata in un film (realizzato con Clino Trini Castelli), "Il Manto e la Pelle", presentato alla XV Triennale di Milano (1973) e al Cooper-Hewitt, National Design Museum di New York (1976), oltre che - sempre a Milano - al Museo della Scienza e della Tecnica (1974) e nell'ambito della mostra "Design & Design" (1979).